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Archivio 2011

16/06/2011

Vivere e condividere la luce del tramonto
Grande successo la conferenza al Ducale il 16 giugno scorso, molti volontari AVO, ma anche molto pubblico.
Manifesto Conferenza "Vivere e condividere la luce del tramonto"

L'argomento non era certo leggero, parlare dell'impatto con la morte in una società che generalmente tende a rimuoverla, a considerarla argomento tabù di cui non è bene parlare, oppure all'opposto spettacolarizzarla in televisione, parlare della morte dunque è stata una sfida.
La morte di un paziente è un fatto in cui ci imbattiamo spesso nel corso del nostro servizio, pensiamo agli anziani nelle case di riposo che accudiamo a lungo, a volte per anni, e che se se ne vanno, è per noi come la morte di un amico perchè tali erano diventati nel corso della lunga frequentazione. Pensiamo ai pazienti nelle corsie dei nostri ospedali con cui avevamo magari condiviso la speranza di un miglioramento se non di una guarigione e poi così non avviene. Pensiamo infine allo strazio della morte di un bambino ed al dolore incontenibile dei genitori cui non riusciamo a dare conforto.
Abbiamo pensato così di riflettere su questo evento naturale della nostra vita come lo è la nascita, ed abbiamo deciso di farlo guidati da chi ha un'alta professionalità per parlarne.
Il nostro Presidente ha spiegato il perchè della nostra scelta ed ha introdotto gli oratori dando prima la parola a Sua Eccellenza monsignor Luigi Palletti, vescovo vicario di Genova, che ha accolto volentieri l'invito e ci ha indirizzato un breve discorso di saluto.
Alessandro Meluzzi, noto psichiatra e psicologo, ha esordito ringraziando di essere stato chiamato a parlare in un ambiente di rara bellezza come la sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Ha sottolineato la fondamentale importanza della presenza accanto al moribondo, presenza fisica e non solo fisica. Chi se ne sta andando deve percepire che siamo lì accanto a lui e per lui, quindi è importantissimo lo sguardo affinchè si rassicuri, il contatto visivo è infatti l'ultimo mezzo di comunicazione del moribondo; attraverso lo sguardo ci interroga e cerca di trasmettere qualcosa di sé. E poi è importante prendergli la mano in modo che dalla nostra stretta, dalle nostre carezze senta che non è abbandonato ma c'è qualcuno accanto a lui e per lui. Tutto il vissuto di un percorso terreno si concentra negli ultimi attimi che bisogna rispettare ed il tutto deve essere sufficientemente sereno affinchè il moribondo possa scorgere la luce pur in mezzo alla sofferenza. Per un cristiano, quale è il prof. Meluzzi, la luce è l'incontro col Signore. Questo è solo un riassunto stringatissimo del lungo ed appassionato discorso tenuto dall'oratore che è uomo di grande cultura e profonda fede.
Ha poi preso la parola il dott. Massimo Luzzani, incaricato di terapia del dolore e cure palliative del Galliera. Il suo è stato un discorso “tecnico”, ci ha spiegato cioè quali sono le terapie che si possono usare affinchè il malato terminale possa vivere gli ultimi tempi liberato, se possibile, dal dolore fisico straziante. L'uso di morfina ed oppiacei è ora largamente diffuso anche se l'Italia fra i paesi occidentali è molto indietro nella prescrizione di tali farmaci per lenire il dolore. Eppure la cultura della terapia del dolore si va diffondendo perchè la sofferenza fine a sé stessa è inutile e si può oggi eliminare. Qui si parla ovviamente di sofferenza fisica e non delle altre sofferenze.
L'ultima oratrice è stata Maria Franconeri, infermiera del reparto di oncologia del Galliera. Il suo è stato l'intervento di chi sta “in trincea”, di chi, cioè, ha a che fare tutti i giorni con pazienti gravemente malati che subiscono terapie pesanti come la chemioterapia e che con l'operatore infermieristico molto spesso si aprono e parlano delle loro ansie, dei loro timori e della loro disperazione. Fondamentale è l'ascolto senza voler forzare un dialogo quando questo è ancora prematuro. Fondamentale è anche l'incoraggiamento senza però negare la gravità della situazione. Mai compatire ma ascoltare e fornire motivi per alimentare la speranza affinchè attraverso il buio che stanno attraversando intravedano la luce.
Al termine ha chiesto di fare un intervento la sig.ra Maria Memsitieri, presidente dell'associazione A.M.A.L.I. Auto Mutuo Aiuto Liguria, che è stata 13 anni volontaria nella cappellania dell'ospedale S.Paolo di Savona. Molti malati ha visto morire, anche molti giovani, la sua è una lunga esperienza di accompagnamento alla morte. Per la signora è importantissima la presenza accanto al moribondo, il non farlo sentire solo, l'accarezzarlo se mostra di gradirlo, sulla mano partendo dal palmo verso le dita in modo di permettergli di staccarsi. La sua è stata una testimonianza molto toccante.
Il pubblico, che gremiva la sala tanto che vi erano molte persone che hanno seguito tutta la conferenza in piedi, ha mostrato di apprezzare i vari interventi, così diversi ma tutti interessanti che hanno sicuramente arricchito ciascuno di noi.
Un encomio ai nostri volontari che hanno prestato così generosamente il loro aiuto affinchè l'evento riuscisse meravigliosamente come è stato.
Ancora e sempre GRAZIE AVO!

Chiara Simeoni


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